Cosa è la Kundalini e come risvegliarla?

In India, la Kuṇḍalinī rappresenta l’energia interiore che si muove lungo la spina dorsale come un serpente o un’elica. La Kundalini non è altro che la spirale primordiale che trasforma la vita in esistenza, un ordine di energie che trascende il nostro modo abituale di comprendere la realtà. Essa funge da ponte tra la materia grezza e le energie più sottili: siamo noi quel ponte. Per bilanciare la spirale dell’energia con l’immobilità della coscienza, è necessario allinearsi con il nostro potenziale evolutivo.

Per diventare un essere unico e multi-sfaccettato, come siamo stati progettati a essere, dobbiamo integrare i due canali energetici principali: “Ida” – il canale femminile, associato alla luna e all’emisfero destro del cervello, e “Pingala” – il canale maschile, legato al sole e all’emisfero sinistro. Quando questi due canali sono in equilibrio, l’energia fluisce liberamente attraverso un terzo canale, “Sushumna”, che corre lungo la spina dorsale, attivando i chakra e liberando il nostro pieno potenziale evolutivo.

Tuttavia, la Kundalini non può essere forzata dalla volontà o sforzi intenzionali. È come la crescita di un fiore: ciò che possiamo fare come giardinieri è creare le condizioni ottimali e permettere alla natura di seguire il suo corso. Se si forza un fiore ad aprirsi troppo presto, lo si distrugge. Cresce secondo la sua intelligenza innata e il suo senso di auto-organizzazione.

L’energia risvegliata e suoi simboli

Nella mitologia greca, Asclepio, figlio di Apollo, era il Dio della guarigione. La sua saggezza e maestria nelle arti curative erano senza pari; si credeva infatti che avesse scoperto il segreto della vita e della morte stessa. Nell’antica Grecia, i templi dedicati ad Asclepio riconoscevano il potere della spirale primordiale, simboleggiandola attraverso il suo bastone, l’asta di Asclepio.

Si narra che Ippocrate, il padre della medicina, il cui giuramento costituisce ancora oggi il codice etico della professione medica, ricevette la sua formazione in uno di questi templi. Oggi, il simbolo dell’energia evolutiva è riconosciuto nel logo dell’Associazione Medica Americana e in molte altre organizzazioni mediche a livello globale.

Nell’iconografia egiziana, il serpente e l’uccello rappresentano la dualità e la polarità della natura umana. Il serpente, diretto verso il basso, simboleggia la spirale, l’energia evolutiva che scorre nel mondo, mentre l’uccello, che si dirige verso l’alto, rappresenta l’ascesa verso il sole, o la punta della coscienza risvegliata, il vuoto dell’Akasha.

Faraoni e dèi erano spesso raffigurati con l’energia risvegliata, simboleggiata dal serpente Kundalini che risale lungo la spina dorsale e trafigge il sesto chakra, situato tra i due occhi. Questo processo era rappresentato dall’occhio di Horus. Un esempio celebre di questa simbologia è la maschera funeraria di Tutankhamon, che unisce i simboli del serpente e dell’uccello. Anche il “bindi” nella tradizione induista simboleggia il terzo occhio, la connessione divina con lo spirito.

Nelle tradizioni Maya e Azteche, i simboli del serpente e dell’uccello si fondono in un unico dio: Quetzalcoatl, o Kukulkan. il “serpente piumato” rappresenta la coscienza evolutiva risvegliata, o la Kundalini che si risveglia. Colui che risveglia Quetzalcoatl dentro di sé diventa una manifestazione vivente del divino.

Anche nel cristianesimo troviamo simboli simili, sebbene spesso più celati. L’uccello, o la colomba, che appare sopra la testa di Cristo, rappresenta lo Spirito Santo, o Kundalini-Shakti, ed è collegato al sesto chakra. Il significato di questi simboli è quindi del tutto simile a quello trovato in molte altre tradizioni antiche, dimostrando una comune comprensione della connessione tra l’energia divina e l’evoluzione della coscienza.

I mistici cristiani hanno dato un altro nome alla Kundalini: lo Spirito Santo. Nel Vangelo di Giovanni 3:12, si dice: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo.” Gesù e Mosè risvegliarono la loro energia Kundalini, unendo la coscienza risvegliata alle forze inconsce rettiliane che alimentano la brama e il desiderio umano.

Gesù trascorse quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, durante i quali fu tentato da Satana. Allo stesso modo, il Buddha fu tentato da Mara mentre meditava sotto l’albero della Bodhi, alla ricerca dell’illuminazione. Entrambi, Cristo e Buddha, dovettero ignorare il richiamo dei piaceri sensoriali e mondani.

In ogni racconto, il demonio rappresenta la personificazione dei nostri attaccamenti materiali e desideri. Se leggiamo la storia di Adamo ed Eva alla luce delle tradizioni vediche ed egiziane, notiamo che il serpente che guarda l’albero della vita è proprio la Kundalini. La mela rappresenta la tentazione del mondo sensoriale esterno, che ci distoglie dalla conoscenza del nostro mondo interiore, l’albero della conoscenza interiore. Quest’albero è in realtà la rete dei Nadi, i meridiani energetici che percorrono il nostro corpo, formando una struttura ad albero. Nella nostra ricerca egoica di gratificazione esterna, abbiamo perso il contatto con la conoscenza del nostro mondo interiore e la connessione con Akasha, la sorgente universale di saggezza.

Molti miti storici sui draghi possono essere letti come metafore delle energie interne delle culture a cui appartengono. In Cina, il drago è ancora un simbolo sacro di felicità. Analogamente, come i faraoni egiziani, anche gli antichi imperatori cinesi che risvegliarono le loro energie evolutive erano rappresentati da un serpente alato o da un drago. Il totem reale dell’Imperatore di Giada, o Imperatore Celestiale, riflette un equilibrio tra “Ida” e “Pingala”, i canali energetici maschile e femminile. Questo equilibrio richiama lo Yin e lo Yang del Taoismo, che risvegliano la ghiandola pineale, conosciuta nel Taoismo come “Dan Tian” superiore.

La ghiandola pineale

La ghiandola pineale è una piccola ghiandola endocrina situata nel profondo del cervello, che gioca un ruolo cruciale nel regolare i cicli di sonno e veglia. Pur essendo nascosta nella nostra testa, la ghiandola pineale è sensibile alla luce.

Il filosofo Cartesio riconobbe che questa zona del cervello, conosciuta anche come “terzo occhio”, funge da interfaccia tra la coscienza e la materia. Nel corpo umano, quasi ogni parte è simmetrica: due occhi, due orecchie, due narici e persino due emisferi cerebrali. Tuttavia, l’unica parte del cervello che non ha una simmetria speculare è la ghiandola pineale, situata al centro del nostro essere, insieme al centro energetico che la circonda.

A livello fisico, la ghiandola pineale produce naturalmente sostanze uniche, tra cui il DMT, una molecola che riveste un ruolo misterioso e potente. Il DMT viene prodotto anche nei momenti di nascita e di morte, fungendo da ponte tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Inoltre, viene rilasciato durante stati di meditazione profonda, come nel Samadhi, o attraverso l’uso di mezzi enteogenici. Ad esempio, l’Ayahuasca, una bevanda tradizionale usata nelle cerimonie sciamaniche del Sud America, è impiegata per rivelare la connessione tra il mondo interno e quello esterno, dissolvendo le barriere tra i due.

Il termine “pineale” deriva dalla parola “pigna“, poiché la ghiandola pineale presenta una struttura simile a quella di una pigna, con un andamento spiraleggiante. Questo modello, noto anche come il “fiore della vita”, è ricorrente nell’arte e nei simboli delle antiche tradizioni, spesso associato a figure illuminate o esseri risvegliati, rappresentando il flusso di energia e coscienza che attraversa e connetta l’intero universo.

L’immagine della pigna, spesso presente nelle opere d’arte, simboleggia il risveglio del “terzo occhio”, il punto culminante della coscienza che attiva il flusso dell’energia evolutiva. La pigna rappresenta la fioritura dei chakra superiori, che si risvegliano quando l’energia di Sushumna si innalza verso l’Ajna chakra, il terzo occhio.

Nella mitologia greca, gli adoratori di Dionisio trasportavano un tirso, un grande bastone avvolto da una spirale di vitigni, con una pigna in cima. Questo simbolo rappresentava l’energia di Dionisio, ovvero la Kundalini-Shakti che risale lungo la spina dorsale fino alla ghiandola pineale, nel sesto chakra.

Nel cuore del Vaticano, invece di trovare una grande scultura di Gesù o Maria, incontriamo una gigantesca statua di una pigna. Questo fatto suggerisce che nel Cristianesimo potrebbero esserci conoscenze riguardanti i chakra e la Kundalini, conoscenze che, per ragioni sconosciute, vengono spesso occultate ai fedeli. La spiegazione ufficiale della Chiesa è che la pigna rappresenti la rigenerazione e la nuova vita in Cristo.

Il filosofo e mistico del XIII secolo, Meister Eckhart, affermò: “L’occhio nel quale io vedo Dio è lo stesso occhio in cui Dio mi vede: l’occhio mio e l’occhio di Dio non sono che un solo occhio, una sola visione, una sola conoscenza, un solo amore”.

Nella Bibbia, nel Vangelo di Matteo 6:22-23 si legge: “La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato.” Anche il Buddha insegnava che “il corpo è un occhio”. In uno stato di Samadhi, si è simultaneamente sia colui che vede, sia colui che è visto.

Come attivare la ghiandola pineale

Noi siamo l’universo consapevole di sé stesso. Quando la Kundalini viene attivata, stimola il sesto chakra e il centro pineale, riportando quest’area alle sue potenzialità evolutive.

La meditazione nell’oscurità è stata utilizzata per migliaia di anni come pratica per attivare il sesto chakra, situato nell’area della ghiandola pineale. L’attivazione di questo centro consente di percepire la luce interiore. Che si tratti di un antico yogi, di uno sciamano ritirato nella profondità di una grotta, di un iniziato taoista, maya o di un monaco tibetano, tutte le tradizioni spirituali hanno incorporato periodi durante i quali si cerca l’oscurità.

La ghiandola pineale è la porta attraverso cui sperimentiamo direttamente la nostra energia sottile. Come disse il filosofo Nietzsche: “Se tu guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te”.

I dolmen, antiche strutture megalitiche, sono tra i resti più antichi della terra. Molti di questi risalgono al periodo Neolitico, circa 3000-4000 a.C., con alcuni esempi in Europa occidentale che hanno circa 7000 anni. I dolmen venivano usati come ingressi a meditazioni profonde, come strumento attraverso il quale l’individuo poteva passare dal mondo esterno a quello interiore. Meditando nell’oscurità totale, si inizia a osservare l’energia interna, o la luce, che emerge quando il terzo occhio viene attivato.

I ritmi circadiani, governati dalle fasi del sole e della luna, non controllano più le funzioni del corpo, e si stabilisce un nuovo ritmo interiore.

Il risveglio della Kundalini

Quando la Kundalini si eleva al di sopra del sesto chakra, genera un’aura energetica. Le auree, simboleggianti di una fiamma spirituale, sono ricorrenti nelle rappresentazioni religiose di varie tradizioni e culture in tutto il mondo. L’aura, che circonda un essere risvegliato, è presente in ogni religione, in ogni angolo del globo.

Il processo di risveglio dei chakra non è proprietà esclusiva di un gruppo o di una religione; è un viaggio naturale e universale per ogni essere umano sulla Terra.

Il settimo chakra, per millenni, è stato rappresentato dal simbolo dell'”OM“, composto da segni sanscriti che rappresentano gli elementi fondamentali dell’esistenza. Il chakra della corona, posto al di sopra della testa, rappresenta la connessione con il divino ed è al di là della dualità, oltre il nome e la forma.

Akhenaton, un faraone la cui moglie era Nefertiti, è noto come il “figlio del sole”. Si dice che abbia scoperto Aton (o Aten), la parola divina che risiedeva dentro di sé, unendo Kundalini con la coscienza risvegliata. Nell’iconografia egiziana, la coscienza elevata è spesso simboleggiata dal disco solare posto sopra le teste degli dèi o degli esseri risvegliati.

Nelle tradizioni induiste e yogiche, questa aura è conosciuta come “Sahasrara”, il settimo chakra, rappresentato dal loto dai mille petali. C’è una ragione profonda per cui monaci, yogi e sacerdoti sono spesso celibi. Oggi, pochi comprendono il vero scopo del celibato, che è stato dimenticato. La verità è che, se disperdiamo la nostra energia per la produzione di spermatozoi o uova in eccesso, ne rimane poca per risvegliare la Kundalini e attivare i chakra superiori. La Kundalini è energia vitale, ma anche energia sessuale. Quando la consapevolezza si sposta dal soddisfacimento dei bisogni fisici, orientandosi invece verso gli oggetti che riflettono i chakra superiori, quella stessa energia inizia a salire lungo la spina dorsale, attraversando i chakra e attivandoli.

Le pratiche tantriche, ad esempio, insegnano come dominare l’energia sessuale per elevare la propria evoluzione spirituale. Il nostro stato di coscienza crea le condizioni necessarie per permettere a questa energia di espandersi. Entrare in uno stato di coscienza non richiede tempo. Come afferma Eckhart Tolle: “La consapevolezza e la presenza accadono sempre nell’adesso.”

Se cerchiamo di forzare un cambiamento, stiamo creando resistenza a ciò che è. È la rimozione di ogni resistenza che consente all’evoluzione energetica di fluire liberamente. Nell’antica tradizione yogica, le posture non erano solo un esercizio fisico, ma un mezzo per preparare il corpo alla meditazione. Lo Hatha Yoga, in particolare, non era inteso come una semplice routine fisica, ma come un metodo per connettere l’interno con l’esterno. La parola sanscrita “hatha” Ha” (ह) (significa “sole”, simbolizzando l’energia maschile, attiva e calda) e“Tha” (ठ) (significa “luna”, simbolizzando l’energia femminile, passiva e fredda).

Nei “Yoga Sutra” di Patanjali, lo scopo degli otto rami dello yoga è identico a quello degli otto sentieri del Buddha: liberare l’individuo dalla sofferenza. Quando le polarità del mondo duale si bilanciano, nasce una terza realtà. Qui incontriamo la misteriosa Sezione Aurea, che sblocca le forze evolutive della natura. Questa sintesi dei cicli del sole e della luna rappresenta la nostra energia evolutiva. Tuttavia, poiché oggi gli esseri umani sono prevalentemente identificati con i propri pensieri e con il mondo esterno, è raro che qualcuno cerchi di equilibrarsi internamente ed esternamente, creando così le condizioni affinché Kundalini si risvegli naturalmente.

Per coloro che sono completamente identificati con l’illusione, la Kundalini rimarrà per sempre una metafora, un concetto astratto, più che un’esperienza diretta della propria energia e della propria coscienza.

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