Akasha – Spazio o Etere?
La teoria del Big Bang sostiene che l’universo fisico sia emerso in modo esplosivo da un singolo punto estremamente caldo e denso, chiamato Singolarità, che era miliardi di volte più piccolo della punta di uno spillo. Ancora non sappiamo né il motivo né il processo che ha dato origine a tale evento.
Più un mistero è difficile da spiegare, più tendiamo ad assumere di averlo compreso. Inizialmente, si pensava che la gravità potesse rallentare l’espansione dell’universo, o addirittura comprimerlo in una sorta di implosione. Tuttavia, le immagini provenienti dal telescopio spaziale Hubble hanno rivelato che l’espansione dell’universo sta accelerando, dilatandosi sempre più rapidamente sin dai primi istanti del Big Bang.
In qualche modo, sembra esserci più massa nell’universo di quanto la fisica tradizionale avesse previsto. Per spiegare questa massa “mancante”, i fisici affermano che l’universo è composto per il 4,9% di materia ordinaria, per il 26,8% di materia oscura e per il 68,3% di energia oscura – quella che un tempo veniva considerata come spazio vuoto.
Quest’energia oscura è come un sistema nervoso invisibile che attraversa l’universo, connettendo ogni cosa. Gli antichi maestri Veda insegnavano che “Nada Brahma“, cioè l’universo è vibrazione.
Il campo vibrazionale è alla base di tutte le esperienze spirituali e delle indagini scientifiche, rappresentando il fondamento energetico che mistici, santi, Buddha, maestri yogi, sacerdoti, sciamani e veggenti hanno scoperto osservando dentro di sé. Questo campo viene chiamato Akasha, l’Om Primordiale, la rete di gioielli di Indra, la musica delle sfere e molti altri nomi che gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli. Esso rappresenta la radice comune di tutte le religioni e il legame profondo tra il nostro mondo interiore e quello esteriore.
La Rete di Indra
Nel terzo secolo, la cosmologia del Buddhismo Mahāyāna descriveva concetti che risuonano sorprendentemente con la fisica moderna. La rete di Indra è una metafora usata per illustrare un antico insegnamento Veda, che mostra come il tessuto dell’universo sia intrecciato.
Nel contesto della filosofia buddista, la Rete di Indra è descritta come una rete infinita di gioielli che sono disposti in un modo tale che ogni gioiello riflette tutti gli altri gioielli nella rete. Ogni gioiello è una perla brillante, e ciascuna di esse riflette l’immagine di tutte le altre. In questo modo, ogni parte dell’universo, ogni elemento, ogni essere vivente è interconnesso e influenzato da tutti gli altri, creando una rete di relazioni reciproche.
Immagina una ragnatela che si estende attraverso tutte le dimensioni. Ogni punto della ragnatela è costituito da gocce di rugiada; ogni goccia riflette tutte le altre, e in ciascuna di esse è contenuto il riflesso dell’intero sistema.
L’intera ragnatela è rappresentata in ogni singola goccia, e questo si ripete all’infinito. La rete di Indra potrebbe essere descritta come un universo olografico, dove anche il più piccolo fascio di luce contiene in sé il disegno completo di tutto ciò che esiste.
Un concetto moderno che può aiutarci a comprendere Akasha (o la sostanza primaria) è l’idea dei frattali. Un frattale è un modello geometrico che può essere diviso in parti, ciascuna delle quali è una replica, in scala ridotta, dell’intero modello. Questa proprietà è chiamata auto similarità.
Solo a partire dagli anni ’80, grazie all’avanzamento dei computer, è stato possibile visualizzare e riprodurre matematicamente i modelli naturali. Il termine “frattale” fu coniato nel 1980 dal matematico Benoit Mandelbrot, dopo aver studiato alcune semplici equazioni matematiche che, se ripetute, generano una matrice infinita di forme matematiche e geometriche in continua evoluzione all’interno di un quadro limitato. Queste forme sono, allo stesso tempo, limitate e infinite.
Nel corso della storia, osservando l’arte e l’architettura antica, si nota che l’uomo ha a lungo associato la bellezza e il sacro ai modelli frattali. Questi sono infinitamente complessi, eppure ogni parte contiene il seme per ricreare l’intero. I frattali hanno rivoluzionato la visione dei matematici sull’universo e su come esso opera. Ad ogni nuovo livello di ingrandimento, appaiono differenze rispetto all’originale. Passando da un livello di dettaglio all’altro, si verificano trasformazioni e cambiamenti continui. Questo processo di trasformazione è la spirale cosmica, che rappresenta l’intelligenza integrata nella matrice dello spazio-tempo.
L’osservazione è un atto di creazione
I frattali sono intrinsecamente caotici, pieni di rumore e ordine allo stesso tempo. Quando la nostra mente riconosce un modello, tendiamo a focalizzarci su di esso, come se fosse un’entità separata. Cerchiamo di definire il modello che percepiamo come “bello”, ma per mantenere questa visione nella nostra mente, dobbiamo escludere il resto del frattale. Per comprendere appieno un frattale con i sensi, dobbiamo limitare il suo movimento. Tuttavia, in realtà, tutta l’energia nell’universo è neutrale, senza tempo e senza dimensione.
L’osservazione è un atto di creazione, un processo che avviene attraverso le limitazioni innate del pensiero. Creiamo l’illusione della solidità delle cose attribuendo loro un nome, etichettandole. Come disse il filosofo Søren Kierkegaard: “Mettetemi un’etichetta e mi avrete annullato”.
Dandogli un nome, un’etichetta, neghi tutte le altre cose che potrebbero essere potenzialmente. Definendo e nominando una cosa, la si “blocca” nel suo essere, ma allo stesso tempo la si crea, attribuendole un’esistenza.
La creatività è la nostra più alta natura. Con la creazione delle cose, nasce il tempo, che genera l’illusione della solidità. Einstein fu il primo scienziato a comprendere che ciò che consideriamo spazio vuoto, in realtà, non è “nulla”. Esso ha proprietà, è intrinsecamente legato alla natura dello spazio stesso e racchiude un’incredibile quantità di energia.
Inoltre, lo spazio non è vuoto, è traboccante di Energia! I meditatori avanzati sanno che è nell’immobilità che risiede il potere più grande.
Il Buddha aveva anche un altro termine per la sostanza primaria: “Kalapas”, piccolissime particelle che sorgono e scompaiono trilioni di volte al secondo. In questo senso, la realtà è simile a una serie di fotogrammi che scorrono velocemente su una pellicola, creando l’illusione della continuità. Quando la coscienza raggiunge una completa immobilità, l’illusione si svela, poiché è la stessa coscienza che comanda l’illusione.
Siamo tutti Uno
I mistici antichi, gli yogi e i veggenti sostengono l’esistenza di un campo alla radice della coscienza, conosciuto come il “campo Akashico” (registri akashici) dove tutte le informazioni e tutte le esperienze – passate, presenti e future – esistono in ogni momento, senza tempo. Questo è il campo, o matrice, da cui tutto origina: dalle particelle subatomiche, alle galassie, alle stelle, ai pianeti, e a tutta la vita.
Non vediamo mai le cose nella loro totalità, poiché ciò che percepiamo è solo un accumulo di strati vibrazionali, in continuo cambiamento e scambio di informazioni con Akasha.
Tra i nativi americani e in molte altre tradizioni indigene, si crede che ogni cosa possieda uno spirito. Questo è semplicemente un altro modo di dire che tutto è connesso all’unica sorgente vibratoria. C’è una sola coscienza, un unico campo, una sola forza che attraversa tutto. Questo campo non accade attorno a noi, ma accade attraverso di noi, e accade come noi.
Noi siamo gli occhi attraverso i quali la creazione vede sé stessa. Quando ci svegliamo da un sogno, realizziamo che tutto ciò che era nel sogno siamo stati noi. Lo stavamo creando. Allo stesso modo, la vita reale non è diversa: noi siamo tutto e tutti. L’unica coscienza che guarda attraverso tutti gli occhi, sotto ogni roccia, attraverso ogni particella.
Al CERN di Ginevra, in Svizzera, gli scienziati hanno annunciato di aver trovato il bosone di Higgs, noto anche come la “particella di Dio”. Gli esperimenti sul bosone di Higgs forniscono prove scientifiche dell’esistenza di un campo invisibile che permea il vuoto dello spazio. Il Large Hadron Collider (LHC) del CERN, un anello di 17 miglia (27 chilometri) di circonferenza, accelera due fasci di particelle in direzioni opposte, facendoli scontrare a velocità prossime a quella della luce. Gli scienziati osservano le reazioni di queste violente collisioni.
Il Modello Standard della fisica, purtroppo, non riesce a spiegare come le particelle acquisiscano la loro massa. Sembrerebbe che tutto nell’universo sia fatto di vibrazione, ma non esiste una “cosa” specifica che venga vibrata. È come se ci fosse un ballerino invisibile, un’ombra danzante nascosta nel balletto dell’universo. Gli altri ballerini hanno sempre danzato attorno a questo misterioso danzatore. Abbiamo osservato la coreografia del ballo, ma fino ad ora non avevamo mai visto il ballerino.
La cosiddetta “particella di Dio” rivela le proprietà fondamentali della materia, il cuore stesso di tutta la materia, e potrebbe spiegare la massa e l’energia che spingono l’espansione dell’universo. Tuttavia, lontano dal risolvere completamente i misteri dell’universo, la scoperta del bosone di Higgs ha aperto un nuovo enigma, rivelando un universo ancora più misterioso di quanto avessimo mai immaginato.
La scienza si trova ora ad affrontare il confine tra coscienza e materia. Gli occhi con cui osserviamo il campo primordiale e quelli con cui il campo osserva noi sono, in fondo, gli stessi.



