Qual è il significato della ruota del samsara?
Buddha descrive tutti i fenomeni mondani come dotati di tre caratteristiche:
- Impermanenza, cioè effimerità
- Insoddisfazione, o meglio sofferenza
- Non-sé
Noi soffriamo perché immaginiamo che ciò che non è sé sia sé, che ciò che è impermanente sia permanente, e che ciò che, da un punto di vista universale, è dolore sia piacere. L’insieme dell’esistenza e di queste tre proprietà si chiama Samsara, ossia l’incessante divenire da un momento all’altro, da una vita all’altra.
Che cosa si intende per Samsara?
Il Samsara non coincide con il mondo esterno o con la vita stessa, bensì indica il modo in cui interpretiamo tali esperienze.
Il Samsara è la vita che viviamo sotto l’influenza dell’ignoranza, è il mondo soggettivo che ciascuno di noi crea per sé stesso. Questo mondo è fatto da buono e cattivo, da gioia e dolore, ma questi sono concetti relativi, non assoluti. Infatti, possono essere definiti solamente in relazione tra di loro e possono cambiare continuamente nei propri opposti.
Anche se il Samsara sembra essere onnipotente e pervadente, esso è creato dal nostro stato mentale, e come il mondo dei sogni, può dissolversi nel nulla assoluto come quando ci si sveglia da un sogno.
Quando qualcuno si risveglia alla realtà, anche per un istante, il mondo non scompare, ma si manifesta nella sua natura: puro, brillante, sacro e indistruttibile. Il Samsara è come una malattia, il paziente deve riconoscere la malattia, con le sue cause, i suoi sintomi, e i suoi effetti, prima che la guarigione inizi.
La Ruota della Vita

Secondo la tradizione un artista disegnò le immagini seguendo le istruzioni del Buddha, illustrando l’intero reame dell’esistenza samsarica dal quale noi cerchiamo di liberarci. Questa immagine è conosciuta come la “Ruota della Vita” ed è molto familiare nel mondo buddista.
Nasce dalla stessa tradizione pittorica del Vajrayāna, ma si riconduce agli inizi del Buddismo.
Il bordo esterno della Ruota della Vita è diviso in dodici sezioni, ciascuna contenente una piccola immagine. Queste rappresentano i dodici anelli della catena causa-effetto, conosciuti come “sorgere interdipendente” o la reazione a catena (ciclo samsarico).
I dodici anelli possono essere interpretati come fasi dell’evoluzione individuale di un essere umano (o di qualsiasi altro essere vivente), ma allo stesso tempo essi possono essere collegati agli stati mentali di un individuo, che sorgono, si sviluppano e tramontano continuamente.
Possiamo rintracciare le cause della sofferenza alla loro radice grazie ai dodici anelli di questa catena. Tutti quanti dovrebbero essere considerati come facenti parte di noi da un momento all’altro, così da poter osservare la nascita, la vita e la morte degli stati mentali, mentre guardiamo le immagini.
Decomposizione e Morte
L’iconografia potrebbe variare da dipinto a dipinto, ma da qualche parte sul bordo, generalmente nella parte alta a sinistra, possiamo vedere l’immagine di un corpo che viene trascinato lungo il terreno di cremazione: questa è chiamata Decomposizione e Morte.

Spesso, è interpretata come vecchiaia e morte, ma siccome molte persone muoiono giovani e non raggiungono la terza età, in questo caso l’”età” si riferisce al percorso di invecchiamento e decomposizione, che inizia non appena nasciamo.
Tutto il dolore, che sia fisico o mentale, risale da qualche aspetto legato alla perdita, alla distruzione o alla decomposizione, quindi questa immagine rappresenta tutte le sofferenze esistenti.
Nascita
La vera causa della decomposizione e della morte non è la nostra condizione fisica, non una malattia o un incidente, bensì lo è il semplice fatto di essere nati.

Muovendoci in modo antiorario intorno alla circonferenza, troviamo la seconda immagine: una madre che partorisce un bambino. Anche se questo anello della catena è conosciuto come Nascita, ciò non rappresenta solo l’evento di essere nati, ma la vita che acquisisce la caratteristica di “essere”.
L’immagine comprende l’intero processo vitale di quella particolare incarnazione. Può anche riferirsi alla nascita di un essere umano, o all’apparenza fisica di un qualcosa nel mondo esteriore, o può essere interpretata come la nascita di un pensiero o una sensazione nella mente.
Esistenza
La prossima immagine illustra la causa legata alla nascita, che a volte può contenere la figura di una donna incinta o l’unione sessuale tra un uomo e una donna. Entrambe le versioni si ricollegano al concepimento, all’inizio di una nuova vita.

Questo anello è chiamato Esistenza, vita, o divenire. Esistenza significa essere nello stato di Samsara: esternamente soggetto alla nascita e alla morte, internamente sotto l’influenza dell’ignoranza e della confusione.
Afferrare
Perché gli stati mentali si innalzano? Perché diamo continuamente vita alla nostra versione del mondo da un momento all’altro? Perché un essere vivente risiede nel ventre per nascere? Quando cerchiamo di scoprire le cause del divenire, le troviamo nell’“Afferrare”.

Il nome di questo anello significa letteralmente “appropriarsi di qualcosa” o “prendere per sé stesso”, e ciò viene simboleggiato dalla figura che afferra la frutta dall’albero.
Afferrare è il contrario di dare e lasciare.
Ci aggrappiamo alle nostre opinioni, alle nostre visioni della vita, e alle nostre idee su noi stessi continuamente.
Ancora e ancora ci aggrappiamo al prossimo pensiero, alla prossima emozione, alla prossima esperienza, e al momento della morte, ci aggrappiamo alla prossima vita.
Sete
A sua volta, l’afferrare è collegato al bisogno fondamentale di necessitare, volere e desiderare, chiamato sete. Esso è rappresentato da una persona che beve o da una persona a cui è offerta una bibita.

Questa è la sete di esistenza che ci fa aggrappare alla vita a tutti i costi, e allo stesso tempo è il semplice bisogno di provare piacere e di non provare dolore.
La sete non può mai essere soddisfatta, anche se beviamo in grandi quantità, ritornerà sempre, che sia prima o più tardi. Essa è inerente al senso di sé.
Questa sete, intesa anche come desiderio e brama, è spesso considerata la causa della sofferenza. Non è la somma causa, ma ne è la più immediata e più ovvia causa.
Sensazione e Sensibilità
La sete di sperimentare dipende dalla possibilità di sentire o di provare, simbolizzata da un uomo trafitto da una freccia nell’occhio. Questa cruda immagine ci ricorda aspramente che l’intera serie di immagini ha come scopo quello di esprimere la sofferenza senza scampo del Samsara.

È molto curioso notare che la parola del sanscrito per “provare” possa specificamente significare dolore, e ampiamente parlando sensazione.
Questo indica che nel Samsara, da un sommo punto di vista, la verità è che una sensazione di qualsiasi tipo è essenzialmente dolorosa perché è collegata al senso di sé e alla nostra concezione falsa di noi stessi.
Ma nello stato di illuminazione, dove non esiste un attaccamento egoistico o un’avversione egoistica, le sensazioni sono sperimentate come “la grande beatitudine”.
“La grande beatitudine” non è solamente un piacere amplificato, ma un’esperienza trascendentale di sensibilità, che può essere attivata non solo attraverso i sensi di piacere, ma anche attraverso ciò che comunemente chiamiamo dolore.
Contatto
La sensazione nasce dal contatto o dal tatto, raffigurato dall’abbraccio tra un uomo e una donna. Questo rappresenta il contatto tra i sensi e i loro oggetti.

Nel tantra, questa potente immagine è trasformata in un abbraccio amoroso e passionale, la magica danza della mente conscia insieme alla percezione del mondo nella sua vera e sacra naturalezza.
Ma qua, siccome trattiamo i principi basilari, l’immagine rappresenta cosa succede quando vi è un’esperienza di dualità e una relazione esistente tra un soggetto e un oggetto.
I Sei Sensi
L’abbraccio può avvenire solamente grazie all’esistenza dei Sei Sensi, illustrati da case con finestre.

Nella tradizione Buddista-Indiana, la mente è considerata essere un organo che ha come oggetti tutte le percezioni, i pensieri, i sentimenti, e così via, che si sviluppano sempre di più al suo interno.
Quindi, in aggiunta ai soliti cinque sensi, ossia la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto, la funzione mentale vi è il sesto.
Nome e Forma
Se i sei sensi esistono, è necessario che vi sia un essere vivente a cui loro appartengano. La prossima immagine è quella di una barca piena di passeggeri, ed è chiamata Nome e Forma.

Nome e Forma insieme costituiscono un individuo.
La Forma è l’aspetto materiale, le fondamenta del corpo, che ci trascina attraverso il fiume della vita; mentre il nome include tutti gli aspetti astratti del nostro essere (i passeggeri potrebbero simboleggiare le diverse personalità presenti in noi).
In molte parti del mondo, il nome di una persona sembra essere associato a un significato magico e speciale. Quando ci viene attribuito un nome, riceviamo un’identità: il nostro nome definisce chi siamo.
Se pensiamo al nome di un’altra persona, automaticamente ci ricordiamo del suo aspetto fisico e viceversa. Il corpo non può essere separato dalla mente: gli aspetti fisici e spirituali dell’esistenza nascono entrambi da una stessa causa, e si riflettono a vicenda.
Consapevolezza
Per far sì che una persona esista, è necessaria la consapevolezza individuale.

La Consapevolezza funziona attraverso i sei sensi. È lei quella che ci rende consci di noi stessi e divide il mondo in soggetti e oggetti, essa ci dà il senso di essere un “io” in opposizione a qualsiasi altra cosa che non sia “io”.
La consapevolezza è correttamente raffigurata come in costante movimento, come una scimmietta curiosa saltellante che si sposta da oggetto a oggetto.
Alcune volte, la scimmia è rappresentata nell’azione di afferrare della frutta da un albero, e alcune volte nell’azione di sbirciare attraverso le finestre di una casa, o meglio dire attraverso le finestre della casa dei sei sensi.
Condizionamento
La Consapevolezza non è pura, consapevolezza diretta, ma è prodotta e condizionata dal modo in cui la mente funziona, quindi il prossimo anello è chiamato Condizionamento (o Formazioni). Esso si collega a delle forze mentali caratteristiche o a degli schemi che motivano i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni. È qua che la legge del karma inizia a operare.

La parola karma significa “azione”, ma generalmente quando parliamo della legge karmica, si riferisce ad entrambe le azioni e le cause: la legge universale di causa-effetto su un livello personale.
Qualsiasi cosa noi pensiamo, emettiamo a voce e facciamo ha un’inevitabile conseguenza. Buddha trasmise che il karma si riferisce alle intenzioni, non solo alle azioni in senso letterale.
Le nostre vite non sono separate dai nostri pensieri più nascosti e dalle motivazioni più profonde, comprese quelle più sottili e meno vistose, che possono essere rivelate solo attraverso le tecniche meditative.
Questo anello della catena è rappresentato da un vasaio, che modella vasi e pentole. Alcune volte, nelle religioni teistiche, questa immagine del vasaio è usata per raffigurare Dio, il creatore; mentre nella dottrina Buddista la forza del karma aggiusta continuamente il mondo per ogni creatura vivente in ogni momento.
Ignoranza
Ma perché il condizionamento nasce in primo luogo? Come è iniziato l’intero processo? Buddha ha rintracciato la causa principale nell’Ignoranza, ovvero l’incapacità della mente del riconoscere la propria natura di risveglio, che è l’ultimo e l’originale anello della catena.

Questo è il più lontano che possiamo esplorare lungo la catena del Samsara, qua ha inizio il tutto.
Quindi, possiamo dire che questa catena non ha né un inizio, né una fine, poiché le nostre nozioni passate, presenti e future fanno parte del Samsara.
L’ignoranza è simboleggiata da una donna cieca, che passeggia con l’aiuto di un bastone. Lei è stata quella ad aver dato vita a generazioni di esistenza samsarica, che fioriscono continuamente e che si riproducono.
L’ignoranza significa “ignorare” la verità della realtà, impedire che qualcuno apra gli occhi per vivere lo stato di illuminazione. Anche se la luce della realtà è sempre presente, l’ignoranza decide di rimanere cieca.
La natura di questa cecità si crede abbia sede in un sé separato e indipendente. L’ignoranza è molto intelligente. Infatti, essa è l’intelligenza del Samsara, che lotta continuamente in una battaglia di sopravvivenza e che cerca costantemente modi per mantenere in vita la propria illusione, il proprio autoinganno.
I dodici anelli del Samsara
Qua abbiamo rintracciato ogni anello della catena alla sua causa, dalla sofferenza della vita mortale, che culmina nella morte, fino alla sua somma origine, ovvero l’ignoranza.
L’intera serie di immagini può anche essere letta all’incontrario, dall’ignoranza alla morte. Se la leggiamo in questa maniera, possiamo chiaramente vedere l’inevitabile sviluppo delle dodici tappe:
- ignoranza,
- condizionamento,
- consapevolezza,
- nome e forma,
- i sei sensi,
- contatto,
- sensazione,
- sete,
- l’afferrare,
- esistenza,
- nascita,
- decomposizione e morte.
I dodici anelli formano un ciclo infinito. Quando moriamo, entriamo nuovamente in uno stato di ignoranza, e il ciclo ricomincia da capo. Samsara significa andare avanti e intorno senza un inizio, né una fine.
I sei mondi dell’esistenza
Ora concentriamoci sulle restanti parti della Ruota della Vita. All’interno del bordo esterno vi sono le illustrazioni dei sei mondi dell’esistenza del Samsara, che occupano gran parte della ruota.

I sei mondi sono quelli delle divinità, delle divinità gelose, degli esseri umani, degli animali, degli spiriti affamati, e degli esseri infernali.
Molto spesso, vengono mostrate solamente cinque sezioni, perché le divinità e le divinità gelose sono praticamente le stesse e possono essere classificate insieme.
In un senso ampio, i mondi rappresentano tutte le possibili variazioni di vita senziente, che possono essere classificate in questi cinque o sei gruppi. Essi sono tutte vite nelle quali noi possiamo reincarnarci. Eccetto per quelle degli animali e degli esseri umani, gli altri mondi ci risultano invisibili, ma coesistono con noi in un universo multidimensionale e vasto.
Nel senso profondo, questi mondi possono essere trovati nelle nostre menti. Nonostante noi possediamo la forma e la psicologia di esseri umani, viviamo stati mentali che corrispondono a tutti gli altri mondi.
E allo stesso modo, divinità, divinità gelose, animali, spiriti affamati ed esseri infernali tutti sperimentano gli stati mentali degli altri mondi, influenzati dal proprio stato dominante. Inoltre, all’interno di ciascuno dei sei mondi, ogni essere vivente sperimenta l’intero ciclo della reazione a catena dei dodici cicli.
Il mondo umano è quello più bilanciato e meno estremo tra tutti, quindi è più facile per noi incontrare l’intero spettro di condizioni nella nostra esperienza, dalle cose più negative a quelle più positive.
Ovviamente, l’integrità della Ruota della Vita è descritta da un punto di vista umano, tuttavia è giusto specificare che la vita, fondamentalmente, condivide la stessa natura divina ed è condizionata dalle stesse forze crescenti dell’ignoranza.
In alcune rappresentazioni della Ruota della Vita, la figura del Buddha è raffigurata in ciascun mondo. Questo indica che la compassione dell’illuminazione si estende all’infinito, senza ostruzioni e si può manifestare in qualsiasi forma, in modo da poter comunicare con tutte le tipologie di esistenza, anche nell’estrema sofferenza infernale.

Andando avanti, verso il centro della ruota, la prossima sezione è divisa in due parti: una metà chiara, nella quale figure umane si arrampicano verso l’alto; e una metà scura in cui essi cascano in basso.
Questo rappresenta l’ultima fase tra la morte e la reincarnazione, durante la quale, in base alle conseguenze delle nostre azioni passate ci trascinano verso una condizione più alta o più bassa.
Le figure che si muovono in alto, nel semicerchio più chiaro, si preparano a reincarnarsi come esseri umani, divinità o divinità gelose; mentre quelle che si muovono verso il basso, nel semicerchio più scuro, nasceranno come animali, come spiriti affamati, oppure si troveranno in uno degli inferni.
Le tre radici della sofferenza
Al centro della ruota vi sono le tre radici della sofferenza: la passione, l’aggressione e l’illusione, rispettivamente simboleggiate da un gallo, un serpente e un maiale. Buddha le chiamò “I tre fuochi” dai quali l’intero Samsara si alimenta.
Nirvana, invece, è lo spegnimento di queste fiamme, che simboleggia uno stato di beatitudine e di pace dopo la sofferenza causata (la traduzione del termine “nirvana” dal tibetano significa letteralmente “andare oltre la sofferenza”).

Le tre fiamme sono anche conosciute come le tre afflizioni, contaminazioni o i tre veleni. Esse pervadono e influenzano il meccanismo dell’esistenza samsarica dall’inizio alla fine, e mantengono l’intero processo di esperienza dualistica in movimento.
Esse indicano le tre reazioni basiche che l’“Io” può avere quando percepisce qualcosa di esterno a sé come “altro”.
- Noi possiamo essere attratti da quel “altro”, sperando di possederlo, di controllarlo, o di afferrarlo e farlo parte di noi stessi: questa è la passione.
- Possiamo rifiutarlo, spingerlo via, o cercare di distruggerlo: questa è l’aggressione.
- Oppure possiamo ignorarlo e fare finta che esso non esista: questa è l’illusione.
In fondo, queste tre reazioni sono tentativi di superare la dualità cercando di rendere l’“Io” l’unica cosa che esiste al mondo, ma non fanno altro che rinforzare e velocizzare la divisione tra l’“Io” e l’“altro”.
L’intera ruota è tenuta nelle grinfie di una terribile e terrificante creatura, chiamata Yama, il Signore della Morte. Il suo nome significa letteralmente “restrizione”, infatti è lui la restrizione ultima della libertà di ogni essere vivente.
Lui non solo rappresenta la morte nel senso ordinario, o la fine della vita, ma il grande principio della moralità, che include in sé la nascita e la morte, la reincarnazione e la rimorte. L’immortalità, la non-nascita e la non-morte dello stato del nirvana, si trova oltre il ciclo della Ruota della Vita.



