Il risveglio spirituale è illuminazione?

“Risvegliarsi” significa riconoscere la propria vera natura, al di là del nome, della storia personale e dell’idea di essere un individuo separato. È come svegliarsi da un sogno: il sogno di essere un “io” limitato.

Finché non lo si sperimenta direttamente, però, tutto questo resta difficile da capire davvero. Sono parole che la mente può solo interpretare, ma non cogliere fino in fondo.

Oltre l’idea di sé

Nel corso della storia, questa esperienza è stata chiamata in molti modi: nirvana, moksha, kensho, samadhi.

Il Buddha parlava di anatta (non-Sé), mentre altre tradizioni parlano di un Sé più profondo o universale.

Le parole cambiano, ma il punto è lo stesso: ciò che siamo veramente non è l’ego, non è la mente, non è la nostra identità personale.

Tuttavia, avere un “assaggio” di questa verità non significa essere stabilmente liberi. Molte persone fanno esperienza di momenti di chiarezza… e poi tornano alle vecchie abitudini, all’identificazione, alla confusione.

Risveglio non è ancora illuminazione

Il risveglio è vedere qualcosa di vero. L’illuminazione è vivere stabilmente in quella verità.

Si può avere un’esperienza profonda, ma se la mente non è stata trasformata, quell’esperienza andrà e verrà. L’ego può persino appropriarsene, costruendo un’immagine “spirituale” di sé.

Per questo il risveglio è spesso solo l’inizio: apre una porta, ma non conclude il percorso.

Il lavoro dopo il risveglio

Dopo il risveglio inizia un processo più lungo e concreto: lasciare andare, poco alla volta, tutto ciò che mantiene viva l’illusione del sé.

Questo significa:

  • vedere chiaramente i propri condizionamenti
  • smettere di reagire automaticamente
  • lasciare cadere attaccamenti e paure

Non è qualcosa di teorico, ma profondamente pratico e, a volte, anche difficile. Perché il “prezzo” del risveglio è lasciare andare l’idea di essere qualcuno di definito.

La verità è che la maggior parte delle persone tornerà a dormire perché non sono disposti o in grado di rinunciare alle attività condizionate e alle preferenze dell’ego.

Un processo nel tempo

Il risveglio può avvenire in un istante. L’illuminazione, invece, è un processo.

È il processo attraverso cui:

  • la mente si purifica
  • i vecchi schemi si dissolvono
  • la presenza diventa stabile

Non si tratta di diventare qualcosa di nuovo, ma di togliere ciò che oscura ciò che è già presente.

Con il tempo, quello che prima era solo un’esperienza diventa uno stato naturale.

Il paradosso finale

C’è anche un paradosso in tutto questo: ciò che cerchiamo è già qui. La nostra natura più profonda non ha bisogno di essere creata o raggiunta.

Eppure, il percorso è comunque necessario. Perché, anche se la verità è sempre presente, è coperta da abitudini, paure e identificazioni.

Il processo di illuminazione è solo per il sé limitato.

Alla fine si comprende qualcosa di semplice e quasi ironico: si cercava qualcosa che non è mai stato perso. E in un certo senso, il “gioco” si risolve proprio così: non vincendo, ma lasciando andare.

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